Protovaso, opera di Franco Bucci, realizzata nel 1995 in gres tornito a mano con terra di Castellamonte.

Nato a Colbordolo di Pesaro il 7 marzo 1933, frequenta l’Istituto d’Arte Ferruccio Mengaroni di Pesaro e nel 1953 consegue il diploma di Maestro d’Arte nella sezione metalli. Dall’anno successivo insegna smalti su metalli nello stesso istituto, incarico che mantiene fino al 1968.
Nel 1954 fonda, insieme a Paolo Sgarzini e Vladimiro Vannini, il gruppo Mastro 3 — uno dei primi atelier in Italia a produrre oggetti in rame smaltato — al quale si unisce successivamente Aldo Jacomucci. In questi anni Bucci ottiene i primi riconoscimenti personali e avvia collaborazioni con importanti artisti del periodo, tra cui l’architetto Ettore Sottsass e Arnaldo Pomodoro.
Nel 1961 fonda, con Giovan Battista (Nanni) Valentini, Filippo Doppioni e Roberto Pieraccini, il Laboratorio Pesaro, centro di produzione artigianale dedicato alla ceramica e al rame smaltato.
Nel 1964 e nel 1965 vince due concorsi per l’esecuzione di pannelli in rame smaltato destinati alla Banca Nazionale del Guatemala e al Credito Ipotecario di Città del Guatemala.
Nel 1970 assume l’incarico di designer presso l’industria ceramica Villeroy & Boch di Mettlach, in Germania, insieme all’amico ceramista e designer fiorentino Federigo Fabbrini. Nel 1972 diventa designer presso il Gruppo Ceramiche Iris, dove conosce Gianni Sassi, art director del Gruppo. Tra i due nasce una lunga amicizia che porterà a importanti iniziative e progetti, tra cui I piatti della poesia (1988), edizione a tiratura limitata di poesie impresse su piatti piani. All’operazione partecipano alcuni tra i principali esponenti della letteratura, della musica e dell’arte d’avanguardia: Nanni Balestrini, John Cage, Juan Hidalgo, Jean Jacques Lebel, Walter Marchetti, Antonio Porta e Luigi Ballerini, il cui piatto inedito presenta un disegno di Eliseo Mattiacci.
Nel 1981 è autore, insieme a Paolo Volponi, Franco Martelli e Mauro Tamburini (che realizza le fotografie), del volume Fratterosa, dedicato alla storia della produzione popolare di oggetti d’uso in ceramica di questo piccolo paese in provincia di Pesaro e Urbino.
Nel 1987 avvia la sperimentazione e la ricerca tecnico-artistica per la realizzazione di lastre ceramiche monolitiche fino alla dimensione di 2×1 metri, utilizzando un impasto di sua invenzione registrato con il nome di Ipergrès Monolite, ottenendo risultati pressoché unici al mondo.
Nel 1998 intraprende una nuova esperienza: con il nome Atelier Franco Bucci apre a Cattabrighe, vicino a Pesaro, una vecchia fonderia trasformata in laboratorio e punto vendita di pezzi unici e piccole serie in ceramica e altri materiali.
Nel 2000 mette a punto un nuovo materiale chiamato Stonefire, un impasto altamente pirofilo, resistente alla fiamma e agli shock termici, con il quale realizza una linea di pentole e bollitori. Parallelamente avvia una ricerca sulla porcellana, creando piccole tessere decorate a graffito, a pennello o a decalcomania, utilizzate per la composizione di mosaici.
Nel 2001, al termine di un lungo e complesso progetto volto a tutelare e rilanciare le antiche tradizioni della produzione di ceramiche d’uso a Fratterosa, realizza il Museo delle terrecotte del paese, in provincia di Pesaro. Il museo, situato nell’ex convento restaurato di Santa Vittoria, è affiancato da una scuola di ceramica, naturale complemento dell’iniziativa. Nel 2002, sulla base di alcune conversazioni con il professor Franco Bertoni, esperto delle collezioni moderne e contemporanee del Museo Internazionale delle Ceramiche in Faenza, viene avviata la redazione del libro Franco Bucci in conversazione con Franco Bertoni (pubblicato postumo nell’ottobre 2004). Franco Bucci scompare a 69 anni il 4 maggio 2002.
